Questa sciocca newsletter si chiama Giardino e paesaggio. E andando avanti, però, mi rendo conto che i giardini e i paesaggi non sono certo il vero focus di questo contenitore: mi guardo intorno, giro lo sguardo, inquisisco e mi lascio colpire da tutto quel che entra nella mia visione periferica, perché di giardini e di paesaggio io parlo costantemente, mi occupo di continuo.
Mi capita di parlare spesso di altre cose, perché alla fine mi sono reso conto che questo non è niente più che uno zibaldone, uno scrapbook. Dal 2019, ogni mercoledì, senza pause, pubblico un podcast che raramente supera i 10 minuti. Si chiama Giardino Rivelato e affronta argomenti di tutti i tipi: pratici, estetici, etici, più o meno politici, culturali.
Il fatto è che davvero io penso ai giardini e al paesaggio tutti i giorni, innanzitutto perché vivo nel paesaggio. Urbano o rurale o altro, non importa.
Ci sono tanti alberi nella piazza in cui vivo tanto che sembra un bosco, c’è un Tiglio che si vede dalla finestra, ci sono aiuole più o meno curate, tenute in un certo modo, edere ammassate sulle rovine delle mura antiche, con piccoli ecosistemi e spazi che si adattano alla saltuaria e bislacca relazione delle amministrazioni comunali con spazi che vengono falciati e quando il bilancio comunale lo consente. Ogni giorno vivo le conseguenze della visione che le persone hanno del giardino e del paesaggio; ogni giorno subisco questa visione.
Quindi, il mio podcast vuole essere una goccia nel mare d’inconsapevolezza che le persone, in Italia, hanno nei confronti di ciò che riguarda i giardini e il paesaggio.
D’altronde, i giardini e il paesaggio sono il mio lavoro: riguardano aziende agricole, giardini privati, giardini aziendali, spazi pubblici, spazi più o meno naturalistici o abbandonati.
Il dover pensare, per lavoro, a domande tipo “Come si potrebbe trasformare questo posto? Quali sono le potenzialità di questo luogo? Qual è la relazione delle persone con questo spazio?” ti porta a vedere tutto collegato.
Per quanto mi riguarda, nella mia esperienza quotidiana, giardini e paesaggi sono quindi diventati qualcosa d’informe ed espanao, dei termini “cosmici” che riguardano tutto: riguardano la vita interiore e la vita pubblica delle persone, riguardano l’apprezzamento estetico e riguardano la posizione etica di un gruppo.
Proprio mentre scrivevo queste righe, poco fa, mi sono imbattuto in un articolo di che parla di una relazione, tra il giardino e le arti, tra il giardino e gli artisti, ora dissolta.
I believe that gardens are cultural expressions worthy of attention just like painting, sculpture, theatre and music..’
[…]
But does that mean we will ever have painters, sculptors, actors and musicians visit the garden? Will any of them read Carolyn’s book? Maybe even those people who believe they aren’t interested in gardens might read or visit? Unlikely.What would it take for them to visit a garden or read such a book?
In Italia questa cosa è evidente per varie arti, e credo che la poesia e i giardini siano quelli più evidenti, abbandonati dal sentimento culturale, relegati ad essere niente più che tappezzeria in una stanza dove nessuno entra più ma che non si può nemmeno utilizzare per qualcosa di utile.
C’è una sproporzione nel peso che i giardini hanno nella vita delle persone: per alcuni sono pane quotidiano, per altri sono qualcosa di completamente inesistente, di incomprensibile, e pure noioso.
I giardini, come tutte le arti, richiedono studio, o almeno un certo livello di alfabetizzazione e disposizione d’animo, ed è giusto che alcuni dettagli e argomenti rimangano specialistici, da nerd, oscuri per il pubblico generale; sarebbe però bello anche se tra questi nerd ci fossero persone che non lo fanno di lavoro.
E torniamo al problema del titolo di questo blog, “Garden and Landscape”.
I giardini, e il paesaggio, sono delle lenti, sono delle sfumature o dei sapori che influenzano la mia interpretazione del mondo e il muovermi in questo mondo, e forse devo uscirne ancora di più, allontanarmene al punto da non sentirmi più in un giardino, per poter capire come rendere questo giardino accogliente per chi, entrando, si trova disorientato.
Non so se ci riesco, so che è quel che vorrei.

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